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Stare al mondo significa attraversare
costantemente
Una implacabile giuria consigliera
Che ti dice
Devi fare questo
Non devi dire quello
E la tua vita è affare nostro.
No,
Non è affar vostro il mio essere donna
Non è affar vostro se per me
Essere donna non equivale ad essere madre
Perché non è l’esser madre che ti rende donna.
Io sono donna
Anche se voi pensate che lo sia un po’ meno
Anche se voi credete che la mia
Non è una famiglia
Perché non ho un figlio.
Ebbene, è giusto che io risponda ai vostri quesiti
Dicendovi che mi spiace,
Ma la mia è comunque una famiglia,
Altrimenti quelle povere madri mancate
Perché la natura non gli permette di procreare
Non fanno comunque parte di una famiglia.
Anzi no, non mi dispiace affatto
Di dirvi quanto mi avete stancato
E afflitto
Con le vostre domande
E i vostri consigli
Che non vi ho mai richiesto.
Quindi se voi continuate a pormi la domanda
“Quando lo fai un bambino?”
Non sorprendetevi se continuerò a rispondervi
“Quando imparerete a farvi i cazzi vostri”.
Non mi interessa sapere niente della vostra vita
E per questo non vi faccio domande
Ma capisco che dev’esser vuota
Se vi ostinate
A voler sapere qualcosa della mia.
So che questo non vi fermerà
Dall’emettere le vostre implacabili
Inutili e non richieste sentenze,
Tanto quanto non fermerà me
Dal mandarvi
Costantemente
Affanculo.

GIORNO OTTO, Baciarsi

È come quando ti lasciavo
Poesie sul comodino
E aspettavo in salotto
Seduta
Sul divano
Di sentirti
Sorridere
E tu entravi in camera
E c’erano la luce soffusa
E le lenzuola stropicciate
E sul comodino
Una poesia
Che diceva
Di baciarci per sempre
E tu
Dall’altra stanza mi chiamavi
Psicopatica
E ti ridevano le labbra
E ti ridevano gli occhi
E ti rideva il cuore
E mi venivi a prendere
Oppure venivo io da te
E mi stringevi
E sorridevi
E mi dicevi amore mio pazzo
Tu non lo sai quanto ti amo
E io rispondevo
Lo so
E tutto era bello anche quello
Che non mi piaceva.
È proprio tutto come allora,
Perché io ti lascio ancora
Poesie sul comodino
E tu mi sorridi e ami ancora
E allora baciami per sempre
Come ci ha ordinato il poeta.

GIORNO SEI, Autunno

Scrocchiano le foglie color cioccolato
Sotto i piedi dei passanti
Lasciano un riverbero di speranza
Le venature verdastre.
Tira forte il vento
A scompigliare capelli
E a raffreddare cuori
Concedendogli l’occasione di esser stretti
Per essere riscaldati.
Fumano tazze di tè
Mentre continuo ad innamorarmi di te,
Schioccano baci sempreverdi
Mentre ci stendiamo su tappeti di foglie morte
Che vibrano della nostra vita.
Il cielo è più rossastro
L’autunno ci abbraccia il cuore
Per noi
È la stagione dell’amore.

GIORNO CINQUE, Amore

Se lo chiedono tutti
Che cos’è l’amor
Se lo son chiesti tutti prima di noi
Poeti
Santi
Navigatori
Ed eroi
Ognuno con una risposta diversa
Qualcuno senza neanche un’idea
Io mi son fatta la mia.
Diciamo che in realtà
Non me lo sono mai chiesta
Che cos’è l’amor
Piuttosto mi sono chiesta
Se un giorno l’avrei incontrato
O trovato
O provato.
A provare l’ho provato
Pure più di una volta
Ed ho capito
Che ne esistono di vari tipi
Ma il mio preferito
In assoluto
É questo qui:
Fare la lotta sul divano
Con la televisione accesa
E noi che non la guardiamo,
Restare appiccicati per ore
Come se non ci vedessimo da tempo
immemore,
Guardarci negli occhi
E sorridere
Come due che si guardano
Per la prima volta,
Ancora;
Ridere e ridere e ridere ancora
Parlando una lingua tutta nostra
Infischiandocene beatamente
Di tutte le smorfie che fa la gente
Perché non ce ne frega niente
Se pensano che siamo pazzi
A noi l’Amore piace così:
Peccare di notte e di giorno
E allo stesso tempo
Ridere con la purezza di un infante.
Insomma,
Io non lo so
Che cos’è l’amor,
Ma di sicuro questo
È il mio preferito.

Al mare

Mi hanno detto che
Ci vogliono le tette
E il culo sodo
E la pancia piatta
E i capelli acconciati
E un filo di trucco di quelli
Waterproof
E il mojito sotto l’ombrellone
E non bisogna strafare
E ti devi far fare
Le foto per Instagram dal tuo fidanzato
Che deve avere proprio la qualifica
Che sennò che cazzo ti fidanzi a fare
Se non ti fa le foto
E non ti porta al mare?
Il mio fidanzato le foto me le fa
Ma la qualifica di fotografo non ce l’ha,
Ma ne ha millemila migliori
Tipo quella di amarmi veramente
E farmi foto mentre esco dall’acqua
Traballante
Con le mie smagliature
La pancetta
Le poche tette
E il culo sodo, però.
E pure il mojito sotto l’ombrellone.
Alla faccia di chi sta là a far finta di godersi il mondo
E invece non si gode proprio un cazzo
Perché tanto l’importante è farvi vedere
Quanto è divertente quello che fanno
E quanto è figo
E spettacolare
E gustoso
E poi a malapena sorseggiano aria.
Io invece mi son goduta tutto
E per questo ora ve lo mostro
Perché sento così tanto la mancanza
Che così me lo godo ancora un po’.

GIORNO QUATTRO, Rosa

Ho due rose appassite
Appese in cucina
Regalo di un amico
Che in quindici anni
Non m’ha mai regalato niente
A parte
Sorrisi
Abbracci
Rum
Whisky
Ultimamente vodka
Qualche cazzotto
Un paio di baci
E un sacco di morsi.
Mi ha asciugato le lacrime,
Soprattutto.
Due anni fa ho buttato
Una rosa appassita,
Quella che mi avevi regalato tu,
Quella che aveva fatto un volo
Intercontinentale
Per arrivare a me,
Schiacciata in una valigia
Tra le pagine di una rivista
A riprova che tu
Sapevi mantenere le promesse.
Il punto è che tu
Non mantieni proprio un cazzo
E se vuoi saperla tutta
Io con te non sono mai venuta
E questo non è un problema mio
Solo egoismo tuo
Ed anche poca roba
Se proprio vogliamo dirla tutta.
Allora io due anni fa
Quella rosa l’ho buttata
Perché meglio la rosa di un amico
Che ti fa sorridere
Che la rosa di un amante
Che non sa manco farti venire.

GIORNO TRE, Ispirazione

Ho pensato tanto

Per farmi venire l’ispirazione,

Ho passeggiato a piedi nudi

Sul pavimento blu

Di casa nostra

Sorseggiando niente di speciale

Solo acqua fredda

Fingendo fosse whisky.

Ho pensato di dover attendere

La notte

La mia amata oscurità solitaria

Brindando alla calda luce

Della lampada sulla scrivania

Sporcando di Bordeaux francese

La moleskine che fa scrittrice.

Poi mi sono ricordata

Che quando scrivo qualcosa di bello

È perché parla di te

E quindi c’è poco da fare

Quando l’ispirazione è una persona:

Devi soltanto attendere

Le parole giuste

Per dire

Quello che vuoi dire

Che poi è ovvio che

Quelle che sanno di te

Sono le mie preferite.

GIORNO DUE

ARTE

Sfoglio vecchi libri di scuola

In cui Argan

Sciorina critiche poetiche

Su opere meravigliose

Alcune delle quali ancora non capisco.

Cita il Vasari, illustrissimo,

E io leggo e cerco e ascolto

Ammirata e spaventata

Piena di ossequioso rispetto.

Poi apri una finestra

E – sbam!- tutti sanno tutto

Tutto conoscono e criticano

E millantano studi autodidatti

Sull’Arte.

Io sto zitta e non mi espongo

Alzo il mio bicchiere di Bordeaux

E brindo ai saccenti

E alla mia ignoranza

E mi ubriaco in silenzio

Di arte libri e Bordeaux

Che come dice un caro amico

“l’arte è per gli ubriaconi”

Non per i chiacchieroni, aggiungo io.

Anche se io chiacchiero tanto

Ma forse mi ubriaco di più.

GIORNO UNO

Ogni giorno della nostra vita è segnato da una parola in particolare, una che urla più delle altre per un motivo o per l’altro.

La mia oggi è NOSTALGIA.


Remo contro il tempo

Contro il vento
Cerco di recuperare immagini
Frammenti di abbracci.
Trovo mozziconi di Winston
Rigorosamente Blu
Tazzine con fondi di caffè
Peccato che io preferissi
Le Lucky Strike
Rigorosamente Rosse
Rigorosamente morbide.
Non capisco cosa ancora mi fa male
Forse il punto mai messo
A dire la verità neanche un punto e virgola
Ma nemmeno una virgola
È stato tutto così
Un ardersi subito
Sin da subito
Che subito si è spento.
Beh subito un corno,
Quanti anni a sospirarsi
Ad aspettarsi
A telefonarsi
A dirsi addio
A ritrovarsi
Che nel buio della notte
Ci siamo sempre sentiti più vicini
Più felici.
Poi più niente
E io non ti ho detto niente.
Io non ti ho detto mai niente
Neanche quando t’amavo follemente
Non te l’ho mai detto
Che avrei corso a piedi nudi
Il Confine
La Muraglia Cinese
Il Polo Nord
Se fosse stato necessario.
Se solo fosse bastato.
E allora non ti ho detto niente
Neanche quando te ne sei andato
Senza neanche un sorriso
Senza neanche un abbraccio.
Non ti ho detto niente
Del mio cuore spezzato
Delle lacrime versate
Dei Jack e Coca senza Coca
Delle notti al lago.
Sola.
È solo che il Se
Mi perseguita:
Chissà come sarebbe andata Se…
Chissà come sarebbe andata Se
Avessimo avuto le palle
Di dire
O di fare
O semplicemente
Se avessi avuto le palle
Di mandarti prima a quel paese
Ché le avventure sono belle
Ma quando durano troppo
Diventano vita
E la vita non è mica sempre bella.
E neanche tu.